Ieri guardavo una gara di bob a 4 alla televisione e mi ha colpito molto vedere i gesti degli atleti prima del via: è chiaro che avevano tutti un’ottima preparazione mentale alla performance, e che questa preparazione fosse stata molto curata, magari anche con l’aiuto di psicologi sportivi.

Nel ciclismo tutto ciò non avviene quasi mai: nè a livelli professionistici, dove pochissimi atleti danno importanza alla preparazione mentale; preparazione che invece i altri sport – come per l’appunto il bob, ma anche l’automobilismo e motociclismo, lo sci ecc. – ha un ruolo fondamentale e integrato nell’allenamento dell’atleta. Sia a livelli amatoriali, dove la frase “preparazione mentale” non ha praticamente alcun significato.
Invece nel ciclismo serve, eccome se serve, ed un precursore di questo allenamento evoluto è stato sicuramente Marco Pantani: vi ricordate il gesto di buttare il berretto prima di attaccare? O l’avvicinare le mani sul manubrio nel momento in cui bisognava prepararsi a dare il massimo? Questo gesto era un “via”, un imput mentale in grado di trasferire energia al corpo, studiato e preparato prima della gara. Purtroppo poi Pantani è diventato famoso per altre cose, e questa strada evoluta è stata seguita solamente da Lance Armstrong, come quando guardava Ullrich per fargli capire che lui era più forte. Ma poi tutto perso nel nulla, nessuno ha seguito la squadra di Pantani.
Il libro “Preparazione mentale agli sport di resistenza” è un libro che qualunque atleta dovrebbe leggere. Arriva addirittura ad illustrare degli esercizi per potenziare il proprio pensiero agonistico. Perchè lo sport è anche conoscenza.
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